THERAPY? pubblicano Disquiet a marzo

“Disquiet”, il primo disco dei Therapy? per la loro nuova etichetta Amazing Record Co., arriverà nei negozi il 23 marzo. Contiene undici tracce di melodic punk / metal in-your-face e feroce. È una sorta di sequel di “Troublegum”, il loro disco del 1994 che ha venduto un milione di copie. “Disquiet” è polemico, provocatorio, vendicativo e velenoso, un manifesto viscerale e assolutamente convincente di una band che opera al culmine dei propri poteri. Prodotto da Tom Dalgety (Royal Blood / Band Of Skulls / Turbowolf) nei Blast Studios di Newcastle-upon-Tyne, è tanto il disco più accessibile che i Therapy? abbiano realizzato in due decenni, quanto una riaffermazione del loro sano amore per il rumore, il caos e l’inquietante psicodramma.

“Abbiamo voluto scrivere qualcosa che fosse di nuovo anthemico”, spiega il cantante / chitarrista Cairns. “A maggio dello scorso anno abbiamo fatto un tour per il 20° anniversario di ‘Troublegum’, che è andato completamente esaurito, ed è stato fantastico sentire quelle canzoni cantate di nuovo da noi e vedere che cosa abbiano significato per la gente. Chiaramente sarebbe un’idiozia per noi tentare di ricreare ‘Troublegum’, perché quella era un’epoca diversa ed eravamo una band con una differente line-up, ma il punto di partenza per quest’album è stato di chiedermi: ‘Che cosa starebbe facendo il protagonista di ‘Troublegum’ venti anni dopo?’. I nostri ultimi due album [‘Crooked Timber’ del 2009 e ‘A Brief Crack Of Light’ del 2012] erano più sperimentali e diversificati, e sapevamo già che volevamo essere più attenti alla forma-canzone questa volta, quindi quell’idea concettuale combaciava perfettamente con quello che avevamo programmato in termini di direzione musicale”.

Outsider fin dagli esordi, i Therapy? nei loro ventisei anni di carriera hanno dipinto emozioni come alienazione, frustrazione e inadeguatezza. La loro visione idiosincratica ha fatto guadagnare loro la reputazione di band senza compromessi e creativa. Il punk-metal di Troublegum li ha fatti entrare nelle Top 5 delle classifiche britanniche, vendendo un milione di copie, e nella Top 40 con almeno cinque singoli (‘Turn’, ‘Nowhere’, Die Laughing’, Trigger Inside’ e ‘Screamager’, il brano principale dell’EP del 1993 “Shortsharpshock”).

“Disquiet”, il 14° album in studio, raccoglie questa eredità e vede il trio composto da Cairns, il bassista Michael McKeegan e il batterista Neil Cooper in forma incendiaria. “Nel costruire ‘Disquiet’ siamo tornati alla vecchia maniera in cui è stato scritto ‘Troublegum’”, spiega Cairns. “Ho preso la mia chitarra, suonato una canzone, l’ho registrata sul mio telefono cellulare e poi ho inviato ai ragazzi il brano ‘finito’, in termini di testi, melodia e accordi di chitarra. Abbiamo iniziato con diciannove canzoni, registrato diciotto di esse e poi lavorato con Tom [Dalgety] per scegliere quelle che meglio rappresentavano ciò che stavamo cercando di fare con questo disco. E siamo davvero soddisfatti di come sono andate le cose”.

Dal brillante e brutale invito a svegliarsi del brano di apertura “Still Hurts” (“Each year, it gets worse. It won’t stop, still hurts”) fino alla dolente, desolazione da fine del mondo di “Deathstimate” (“The road ahead looks shorter than the one behind…”), “Disquiet” è il lavoro dei Therapy? più acuto, a fuoco, potente ed emozionante. È costruito sulla base dei vecchi lavori della band, ma al tempo stesso ne amplia gli orizzonti creativi. Aggiornando la storia piena di angoscia di “Troublegum” con onestà bruciante e non poco spirito, il disco è un insieme affascinante, audace e bellicoso di moderni inni rock che si pone al livello dei migliori album dei Therapy?.

“Non credo che il protagonista dell’album sia un uomo più felice”, spiega Cairns, “ma penso che sia più capace di interfacciarsi col mondo rispetto a quello che ha scritto ‘Troublegum’. In‘Troublegum’ c’era più rabbia impotente, mentre in ‘Disquiet’ c’è una rabbia più consapevole. Siamo davvero orgogliosi di questo disco che rappresenta un altro passo in avanti del nostro viaggio musicale. Non vediamo l’ora che la gente lo ascolti”.

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